Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
E per chì se lo fosse dimenticato oggi ricorre il compleannissimo di Zio Giò uno dei pilastri fondatori del friendismo e non solo... AUGURIIIIIIIIIIIIIIIIII CUCI' SONO 38.....
Narratore: (L’Arcangelo sollevò, puntandola verso l’alto, la spada di fuoco e venne poi ad inginocchiarsi ai piedi dell’immenso trono di nubi dorate, poggiate su colonne di raggi di sole.Con voce di cristallo disse:)
Narratore: ”Signore, Lucifero Chiede udienza”.
Dio: ”Lucifero?” (rispose l’Eterno) “udienza concessa”.
Narratore: (E mentre Gabriele s’allontanava, Dio, aprendo tra le soffici nebbie della barba un orizzonte di primaverile mattino con un sorriso, mormorò:)
Dio: “chissà che diavolo vuole….”
Narratore: (Trascorso un attimo, passi tra ringhiar di catene, il sovrano del male gli fu davanti con la fierezza frustrata da timoroso rispetto. Stringendo il tridente così forte, che pareva volesse spezzarlo ed ogni poro della sua pelle era come l’occhio di un ciclone. Dopo aver piegato il capo in segno di saluto, dal cratere della bocca eruttò:
Lucifero: “perché m’ha mentito, Signore? Non avemmo noi stipulato un accordo per il quale concedeva agli uomini un brillare di vita sul pianeta azzurro, liberi alla fine di scegliere tra Lei e me? Non stabilimmo forse di sedurli, magari con messaggi, inviando d’entrambi ambasciatori, cataloghi di premi e di minacce, ma fù o non fù deciso, da Lei stesso, che mai, nè io nè Lei, avremmo posto sulla Terra fissa residenza?"
Narratore: (Dio, dopo avere con un cenno suggerita calma all'Arcangelo Gabriele, che già reagiva a quel parlare irriverente portando la mano a stringere l'elsa dell'arma splendente, rispose con voce forzatamente pacata:)
Dio:"Ancora non capisco dove vuole mirare quel tuo girar di parole".
Narratore: (ma subito dopo, cambiando tono e volume, urlò così forte da far saltare via a Lucifero il forcone)
Dio: " che diavolo insinui? Vieni al sodo e dimmi chiaro e tondo a quale degli accordi avrei mancato!"
Lucifero: E va bene..... (riprese Lucifero, col petto sgonfiato per la paura...)
Lucifero: un certo Malagigi, diavolo in missione speciale, m'ha riferito che Vostra Potenza avrebbe celestial pied-a-terre laggiù.
Dio: Io che avrei? (esclamò più divertito che offeso il Signore)
Lucifero: Si, proprio Lei! Il Malagigi racconta di un'isola, uno scrigno a tre punte, legato come a farne regalo, da nastri di mare dai colori smeraldo, turchese, blu o verde pastello... e dentro lo scrigno? Tesori e magie! Quel povero diavolo dice di avere provato ad entrarvi e che poi, estasiato, non potè più capire se era lui ad entrare nell'isola o era questa ad invadere lui. Si sentì tornato bambino e sorella gli parve ogni pianta, ogni cosa. E i profumi? Come nell'Harem del più ricco sultano del mondo, a decine, fanciulle di sogno lo inebriavano, danzando al suono di flauti di brezze e risacche, avvolte da veli di profumi di gelsomini, zagare, rose ed infusi d' alghe e di sale...
Narratore: (Dio che stava per lasciarsi annegare nel fiume di miele che sgorgava dalla bocca del demonio, lo interruppe)
Dio: Forse hai scordato che tra miliardi di mondi, uno soltanto decisi di creare con arte e amore? Dove, altrimenti, avrei dato casa a coloro che sono figli diletti, fatti a somiglianza mia.... e anche un pò tua?
Lucifero: È vero. (melodiò Lucifero) Lei parlò del Suo capolavoro, la Terra, dove d'arte divina sparse generoso ogni beltà, ma giammai espresse la volontà di concentrare in quel triangolino, il bello del pianeta intero: le nevi immacolate, i boschi, le colline, montagne nude, desolate, e poi vulcani, i laghi e le pianure, morbide spiagge o rive ricamate da scogli e insenature, acque specchio di strapiombi. Ed i colori? Racconta Malagigi che dopo aver girato per il mondo intero, nell'isola ha trovato, tutto lì dentro, stretto ed ammucchiato, il meglio del Creato: il verde-viola, pinto da Lei in Scozia, il grigio-perla delle Alpi, il sughero impietrito dei monti Pirenei, degli Appennini e gli infernali neri della lava, come in Islanda, Giappone o nelle Hawaii. M'ha raccontato ancora sbalordito, d'aver viaggiato per ore ed ore tra onde di colline, che le stagioni fanno simili alle dune o verde squillante per la nascita del grano-che poi diventa biondo come il Suo Bambino-ovvero viola-ciclamino per fieno e lupinella o gialle di fior tra il quadrifoglio. Ebbene, mio Signore, quando s'aspettava ancora una collina, gli esplode davanti una montagna: sale, danzandone i tornanti, varcando in un secondo la frontiera tra il sud e il nord: pini, cipressi, abeti, castagni, carrubi e noci. Ma al contrario che al nord, li vide accanto a palme, innamorati di un pesco in fiore, un mandorlo o beati a pettegolare con l'agave, col ficodindia. Sa, Creatore? Adesso m'è facile capire perché la gente che abita quell'isola, oltre a quella portata da Gesù, ha la religione d'ospitare: perché son fatti della stessa creta, che dona stessa linfa a sì diverse piante. Se chiedi loro da pellegrino un bicchier d'acqua, offrono vino. E se affamato chiede del pane, offrono il cuore. Ed a proposito, se prima ho parlato di colori e profumi, non può, mi perdoni, immaginare i sapori! Lei, che non nutre la misera carne, non potrebbe apprezzare la cucina di quel paradiso triangolare...
Narratore: (A questo punto, Lucifero, si sdraiò con aria beata sul divin pavimento, mentre sempre più clemente, il Creatore, continuava ad ascoltare attento e nello stesso tempo distratto da dolci pensieri, come se ricordasse la gioventù....ammesso che Lui non fosse solo, unico, eterno tempo. Ed il demonio riprese a declamare, illustrando con ampi gesti sul foglio del cielo quel che diceva)
Lucifero: Io credo che l'isola sia la cattedrale, dove i contrasti vengono a sposare. È così per un giorno, che può dare la pioggia nel sole, per le nevi dove sciare, per poi venir giù a sciare nel mare, per l'orgoglio di chi non ha niente. Ah, che gente! Non c'è razza più puramente bastarda e perciò vivace e intelligente. Ne incontri bassi, tarchiati, con la pelle scordata nel forno e poi biondi, con occhi celesti e slanciati. In cucina ? È lo stesso! Dieci, venti, cinquanta sapori ne danno uno solo e si può avere il delicato gustare trigliette dello stagnone, sogliole del mare africano, involtini di spada, le sfoglie, pane con sesamo ed i dolci più raffinati, i gelati... oppure, i sapori guerrieri: caponata, arrosti di carne ed il cuscus rubato al Corano, maccheroni e ricotta infornata, le focacce e la cosa più pazza: la pasta con sarde. Chi poteva, se non gli isolani, fondere in una sola armonia, sarde, bucatini, uvetta, pinoli, finocchio di monte e zafferano? Ed un bicchiere di vino. E che vino, Signore! Non scateni, la prego, cicloni, se Le dico che è un peccato essere astemi....
Narratore: (No, il Padreterno non poteva offendersi. In fondo, il demonio, non stava facendo altro che cantar le Sue lodi: lodi al Fattor di tutto, dalla pasta con sarde alla Via Lattea. Per questo lo invitò a continuare in quell'assurda accusa)
Dio: Però, stupido diavolo, se quella fosse di vacanze mia residenza, oltre al giardino, cucina, non avrei forse stracolmo il salotto di opere d'arte?
Lucifero: È qui che La volevo, Signore! (esclamò trionfante il demonio) Non faccia finta d'ignorare i tesori raccolti in quella casa!
Narratore:(E disse questo agitando verso il volto divino l'indice, come a volergli dare del birichino. L'Arcangelo riportò la mano all'elsa della spada, certo che l'ira di Dio stesse per scoppiare. Ma non fu così. Ormai, il parlare di cose tanto belle, aveva in parte colmato il solco tra i due ed il Creatore non se la prese. Anzi, volendo ancora gustare quel cantare la sua gloria, spinse Lucifero a parlare)
Dio: Tesori? Ma quali tesori... (disse fingendo di cader dalle nuvole) Oltre a tutto quel ben di Dio, Mio cioè, là ci sarebbero opere d'ingegno umano?
Lucifero: Quella è una terra di semidei, Signore! (rispose Lucifero, sollevando le braccia) A parte i musei di passati splendori, che magari ci sono in tutte le altre città della Terra, la cosa che più incanta nel Suo pied-à-terre, è che d'opere d'arte è imbottito. È tutto un museo! Si trovano, non solo dote preziosa dei centri abitati, ma là dove men te l'aspetti, Malagigi m'ha raccontato che, dopo aver traversato il nastro più stretto, fattosi fumo d'una nave traghetto, è approdato in una città: che meraviglia! Una laguna di luce, tra sponde di pini violini di zingari venti, dove dimoran fanciulle dagli occhi castani, che volan gabbiani su mari di brame....
Dio: Brame? (tuonò Dio) Vuoi essere cacciato via per oltraggio al pudore, apologia di reato?
(e Lucifero, strette goffamente le mani in preghiera)
Lucifero: Amore, amore, Signore! Che forse le brame non sono l'ubbidire al Suo volere di procreare?
Dio: Beh...così può andare....
(mormorò l'Eterno, frenando a stento una risata. E Lucifero continuò)
Lucifero: Poi andò Malagigi a meridione, sino a scoprire la Sua firma.
Dio: La mia che cosa?
(esclamò Dio, seppur onnisciente, questa no, non la sapeva.)
Lucifero: Sì, mio Potente Signore, proprio il Suo nome. Ha forse scordato che, compiaciuto per l'opera più bella appena compiuta, volle firmarla, disegnando la costa che và da un medievale castello, alle rovine di greca città e sulla " I " del nome, tra la " D " e la " O", leggera, come a galla, posò quel puntino d'isola, che fu chiamata Bella?
Narratore: (il Padreterno sorrise così di cuore, che sulla Terra sbocciarono rose anche tra i ghiacciai dei Poli. Ed il demonio, fiero di destar l'attenzione divina, seguitò a raccontare.)
Lucifero: Il mio servo, mai immaginava che là, sulla Sua firma, tra piogge di glicini, dolcissime case, piccole chiese, bouganville, fior di cipressi, nascosto ci fosse il teatro del sole: un'immensa conchiglia. La perla? Sagge, musicali parole e come fondale un vulcano ed il mare. A sera luci di luna. Ed ancor non è tutto: viaggiando più a sud trovò una suntuosa città, tra lava da secoli morta, ma come per Pasqua risorta, accesa da chiese e palazzi e negli occhi di gente geniale. Accanto, il padre dei monti, che regge il braciere dove s'accendono, esplodono, o bruciano lenti, passioni ed amori, tra pianti gelati in candida neve, d'amori finiti, amori traditi. Fù là che il mio servo assetato, digiuno, mangiò dolci di mandorle e miele e bevve del vino. Riprese il mio servo a viaggiare, volando sul mar di giardini con frutti colore eruzione è fu certo d'aver lasciata alle spalle l'arte dell'uomo, quando... tra ulivi, vigneti, seguendo un cavallo, un carro, un uomo di creta, un cane, una capra, gli si apre davanti l'irreale, una villa imperiale! Camminò su splendidi pezzetti di pietra, incantato ad ascoltare racconti di giuochi, di cacce, di feste, di lotte e del fiorir dell'amor....
Dio: Mio Dio! (esclamò....Lui stesso.) E poi?
Lucifero: Poi, Malagigi, visitò un'altra città, più rica di tutti i volumi di storia, entrò da ignorante e ne uscì dottore. Oh! Bianca città! Certamente amante segreta del mare, dal quale ebbe figli gemelli realtà e leggenda, vita e commedia, gioia di vittorie e dolor di sconfitte. A malincuore abbandonò quel sito Malagigi e se ne andò, passando tra papiri e frutteti, lungo spiagge fatte da polvere dorata, sino alla valle, che gli strozzò il respiro: chiusa tra acque, verde-azzurro e mandorli fioriti, regno di templi, rosati dal pennellare del sorgere e del morir dall'astro a lei più caro. Seguendo poi il suono di un corno da caccia reale, andò verso il cuore dell'isola, sino al castello, là dove pensa il mio servo, Lei tiene nascoste le stelle, che lancia nel cielo d'agosto, e quella che in cielo non resta, cade e si infrange in grappoli d'uva dal sapore divino.
(Dio sforzandosi di conservare un' espressione severa, interruppe ancora il re del male e disse scandendo ogni parola)
Dio: Se questo forziere turrito, dove avrei conservato le stelle d'agosto, è proprio nel centro di quella che pensi sia casa mia, non ha avvertito, per caso, il diavolo tuo, nei pressi, odore di zolfo venir dalle viscere di quella terra?
Narratore: (Lucifero, più furbo di un diavolo qualsiasi, capì che se avesse detto il vero, l'accusa si sarebbe ritorta contro di lui e se ne stette immobile, come imbalsamato)
Lucifero: Ma "si"
(tra i denti dovette mormorarlo. Allora Dio tuonò)
Dio: Sei tu, che hai tradito i patti ed in quel posto, Satana, hai fatto dell'inferno un paradiso.
(Il diavolo straripetendo)
Lucifero: No, non è vero....
Narratore: (cominciò disperato a legarsi al collo catene, a schiaffeggiarsi, tra crepitii di scintille e da lento danzar di fumo.Il Signore, buono e misericordioso anche con i malvagi, prese a calmarlo.)
Dio: Scherzavo...Posso io farlo o è reato? Ricorda che lo scherzo, alla fine regala un sorriso ed è come un roseto: punge con piccole spine, ma è dono del fiore più bello. (Non era mai accaduto. Lucifero, proprio lui, si mise a ridere. Poi, tornò a raccontare)
Lucifero: Oh mio Signore, anche se mi concedesse l'eternità, non avrei il tempo per narrare tutto: silenzi e colonne, tombe della gloria, volti di chiese regine dai riccioli barocchi e in cima a un monte, isola tra onde di colline, orizzonti d'azzurro e monti di marmo il più pregiato, siede alto il Paese, che Lei riconquistò a falsi dei pagani: strade bambine, che giocano a nascondersi al sole, frenando respiro e risate, che esplodono a tratti in cortili di luce e colori. E pietre dormienti per la magia di un muro, svegliate dal bacio di un fiore, principe giunto a cavallo del vento. Quel paese, Signore, è una carezza sul viso bambino del Mondo, ancora allarmato per fiabe d'orrore. Da lassù, nido tra rami di storia, lo sguardo diviene gabbiano e si perde leggero, lontano, su isole adagiate su cristalli di mare, accanto a specchi di sale offerti alla beltà del cielo.
Narratore: (Iddio ad occhi socchiusi , aveva preso ad ondeggiare la mano, come a dirigere la musica d'ogni parola. E Lucifero)
Lucifero: Andò poi verso oriente il mio servo e giunse in una grande città: un roccioso crogiuolo, dove si fondono i metalli più preziosi dell'arte dei tempi e del meglio del modo. Là si canta il lavoro, il dolore, s'impreca pregando, si bestemmia accendendo un lumino di fede, tra mercati in festa al trionfo dei frutti della terra e del mare. E la vita? La vita sconfigge la morte, innalzando vessilli di panni lavati. Ed accanto, merletti di pietra. Mai visto l'uguale! E templi cristiani, normanni, spagnoli, d'oriente, che cantano insieme con lo stesso dialetto. Lasciato alle spalle quel bollir di contrasti, tornò Malagigi verso levante: sfiorò colline verde-argentato, cattedrali come pastori a greggi di case, santuari, rovine e fiumare, dove scorrevano sassi, margherite, oleandri e ginestre. Quell' isola è come un concerto e Voi, Signore, l'avete diretto, lasciando sul pentagramma del mare le sette note e la bacchetta scolpita da prezioso Paese.
(A questo punto, l'Eterno, interruppe il demonio)
Dio: Così, per tutto questo, hai osato pensare che quella sia la mia casa vacanze? Se così fosse, avrei permesso alle tue zanne di ferro e cemento di sbranar genti, villaggi e campagne? Avrei permesso a luridi vermi, di vomitare bestemmie da armi spietate, negando che esisto, scordando che un giorno, lo vogliano o no,la morte per loro sarà eterno castigo e vano implorare?
Narratore: (Per un attimo, il diavolo, rimase schiacciato dall'interrogativo divino, ma poi afferratolo con le mani roventi, lo raddrizzò, facendone un esclamativo, per porlo dietro un:)
Lucifero: Ascolti, Signore! In quale reggia, lussuosa dimora non esiste angolo buio dove confinare rifiuti? E può, un solo angolo tetro, meschino, cancellare saloni di gloria e beltà? Orsù, La prego clemente Creatore, confessi che il patto è stato tradito e che là in vacanza si reca.
Narratore: (Così dicendo, il re dell'inferno, dopo essersi inchinato, indietreggiò seguito dall'Arcangelo, scomparendo in cupo boato. Tramontata l'ira, tornato com'era a ricordare quel paradiso triangolare, sul viso di Dio sorse un sorriso. E nell'isola fu primavera.
Tanti Auguri Fabio passi per i 39 ma il prossimo anno i 40 si festeggiano
Chi non ha provato invidia nel sapere che due friends vivranno non solo nello stesso palazzo, ma anche nello stesso pianerottolo…poi se uno dei due è il Gentil Miguel con la sua compagna, le invidie salgono fino al quinto piano…poi se a questo ci metti che io Gitano ho l’onore di avere lo Zingaro come compianerottolano….allora è il delirio…. Peccato solo che non frescheggio più altrimenti i gesti quotidiani come buttare l’immondizia o chiedere un poco di caffè appena terminato,sarebbero stati un buon pretesto… In questo mondo ormai sempre (per me) più proibizionista, i friends si stanno organizzando, Virus e Botanico che lavorano nella stessa stanza sono ormai diventati i nuovi Bibi&Bibò del nuovo millennio, Bufalo e il Nomade ormai vivono in simbiosi e per di più sono anche diventati parenti e affini, ora io e il Gentilissimo co-co-ndomini dopo che per anni siamostati co-co-co insieme, mancano solo Nfr e Mongo che vanno ad abitare insieme e le coppie sono fatte…speriamo solo di non diventare finocchi…. Vi voglio bene e buona estate dal Gitano